Volontariato

C’è un tratto del volontariato che merita il rispetto che si deve a ogni istanza rivoluzionaria, che è poi ogni gesto che contraddice il sistema. Nel caso del volontariato questo gesto è la gratuità che, in una società che conosce solo acquisti e vendite e incontri sociali sulla base dell’ “io do una cosa a te e tu la dai a me”, è un gesto che contraddice il sistema ed è quindi rivoluzionario. Dove per rivoluzione non si deve intendere solo un’insurrezione di piazza, ma ogni comportamento che, sfuggendo ai codici di lettura con cui una società concepisce se stessa, promuove un mondo diverso e lo prefigura come possibile (Umberto Galimberti, 2002).

Il volontariato, per l’Associazione Stefania, non è qualcosa di ausiliario o, peggio ancora, qualcosa da utilizzare quando si è a corto di risorse economiche. Il volontariato, come afferma Galimberti, promuove un mondo diverso, dove i rapporti tra le persone non si fondano sulla convenienza ma sulla simpatia, sul piacere di stare insieme (dimensione contemplativa) e di fare insieme (dimensione conoscitiva).

Il volontariato consente al portatore di handicap, che sin da piccolo si ritrova a più riprese ad interagire con specialisti della cura, riabilitazione, educazione e formazione, di andare oltre, di accedere alla normalità dello scambio amicale e della fruizione di ciò che il territorio offre a tutti i cittadini.

D’altra parte per il volontario, lavorare, giocare, viaggiare e divertirsi con persone disabili non ha un significato solo altruistico: è qualcosa che gli consente di conoscersi, di apprezzare parti di sé che solitamente (nel mondo dominato da competitività e consumo) sono ritenute poco importanti.
Possiamo affermare con un certo orgoglio che il DNA della Associazione Stefania è costituito dal volontariato.

Alcuni volontari operano da anni all’interno dei Servizi di Lissone e Muggiò; sono stati inoltre avviati gruppi di iniziativa e progetti che illustriamo con una breve scheda.